Review

Everything in the sound impact of Marygold is polite, with a dry and surprisingly sober sound

This is what Marcello M. thinks about the whole album in his review on the website www.italiadimetallo.it

 

The Review in Italian

La sempre attenta etichetta veneta Andromeda Relix non poteva farsi sfuggire questi vetero-rocker locali, attivi come prog band da quasi venticinque anni!

È con colpevole ritardo che ci troviamo a parlare di questo loro secondo disco, ma confidiamo sulla pazienza dei cinque, che sembrano abituati ai tempi lunghi: il debutto risale a ben dodici anni fa…

Il gruppo stesso, confondendo il tempo e lo spazio, allude a questa distanza con il titolo dell’album “A Light Year”.

A scanso di equivoci vorrei chiarire subito che con i Marygold si parla di rock progressivo e non di Metal, di cui non c’è proprio nessuna traccia: le preziose chitarre di Massimo Basaglia, ad esempio, sono sempre gentili e ordinate, mai brutte sporche e cattive. Una pecca? Non in questo caso.

Tutto nell’impatto sonoro dei Marygold risulta garbato, con un suono asciutto e sorprendentemente sobrio per chi ha avuto Genesis e Marillion come faro per così tanti anni, arrivando a somigliare ai lavori meno datati di questi ultimi, scrollandosi di dosso intelligentemente le ultime scorie “regressive rock” che ancora appesantivano il primo disco.

Trovo invece pertinente col concetto di “prog” un brano che, come la prima “Ants In The Sands”, passa da un forte tema d’apertura squisitamente dispari che sa di Styx meno pop, a una strofa che si stampa nelle orecchie, passaggi in cui si dà un po’ troppo per scontata la disponibilità dell’ascoltatore, l’ospitata di una voce femminile tutta pateticona, un pieno ritmico con tastiere sature, vocioni effettati e il grido “oh shit!” alla vigilia dell’ultima strofa, che ci accomiata con un inatteso “fuck you all!” prima di una breve coda raggae’n’roll…

Nonostante qualche momento meno avvincente (non per niente riescono ad essere tanto prolissi quanto prodighi di informazioni superflue anche nella biografia allegata!) ho trovato davvero piacevoli i numerosi ascolti dedicati a queste sette composizioni, che fin da subito si riescono a distinguere tra loro grazie a temi melodici ben marcati e ricorrenti e atmosfere specifiche, dall’intima riflessività contemplativa di “Travel Notes On Bretagne”, davvero suggestiva (peccato che torni la voce femminile), all’inaspettatamente allegra “Pain”, variegata e ricca di momenti saporiti, che insieme alla strumentale “Without Stalagmite” (davvero bella!) chiama in causa anche i Rush.

Una delle caratteristiche che portano i Marygold in un ambiente sonoro di rock adulto e attuale è la particolare voce di Guido Cavalleri, che raramente abbandona le proprie tonalità medie e basse dal timbro corposo e sobriamente drammatico. Quando ci sono parti strumentali e non lo fanno cantare, suona anche il flauto.

Tutte le composizioni hanno una durata sopra la media, ma abbiamo anche due vere e proprie suite che sforano ampiamente i dieci minuti. La prima è quella “Spherax H2O” che contiene il momento musicale più entusiasmante del disco, una fuga melodica ed epica in 5/4 davvero coinvolgente! Aspettano sette minuti prima di sganciarla e dura pure poco, ma ne vale la pena.

La seconda traccia lunga chiude il disco (come già sul primo album) e si ricollega più esplicitamente ad un approccio settantiano e tradizionalmente progressive, come stile e come temi, con fraseggi “minacciosi” e pomposetti gustosamente retrò. Si intitola modestamente “Lord Of Time” e cita anche la Sequenza di “Incontri ravvicinati del terzo tipo”.

Si sente che i ragazzi lavorano parecchio sulle composizioni, con un largo uso di tempi dispari che sicuramente diverte e intrattiene chi li suona. E fortunatamente, abbastanza spesso, anche chi li ascolta.

Quello che manca loro in freschezza e aggressività è compensato da consapevole maturità e ponderatezza. Se oggi siete di umore riflessivo è un buon momento per ascoltarli!

 


 

The review in English

The always attentive Venetian label Andromeda Relix could not miss these local veteran-rockers, active as prog band for almost twenty-five years!

It is with guilty delay that we find ourselves talking about their second record, but we trust in the patience of the five, who seem accustomed to the long times: the debut dates back twelve years….

The group itself, confusing time and space, alludes to this distance with the title of the album “A Light Year”.

For the avoidance of misunderstandings I would like to clarify immediately that with Marygold we are talking about progressive rock and not Metal, of which there is no trace: the precious guitars of Massimo Basaglia, for example, are always kind and tidy, never ugly dirty and bad. A flaw? Not in this case.

Everything in the sound impact of Marygold is polite, with a dry and surprisingly sober sound for those who have had Genesis and Marillion as lighthouse for so many years, coming to resemble the older works of the latter, cleverly shaking off the last “regressive rock” slags that still weighed the first record.

Instead, I find pertinent with the concept of “prog” a piece that, like the first “Ants In The Sands”, passes from a strong opening theme exquisitely odd that knows less pop Styx, to a verse that is printed in the ears, passages in which you take a little too much for granted the availability of the listener, the host of an entirely pathetic female voice, a full rhythmic with saturated keyboards, voices made and the cry “oh shit!” on the eve of the last verse, which accomied us with an unexpected “fuck you all! before a short raggae’ n’ roll tail….

Despite a few less exciting moments (not at all they can be as much protracted as prodigies of superfluous information even in the enclosed biography!). I found the numerous listeners dedicated to these seven compositions very pleasant, which from the beginning we can distinguish between them thanks to well marked and recurrent melodic themes and specific atmospheres, from the intimate contemplative reflexivity of “Travel Notes On Bretagne”, really suggestive (it’s unfortunate that the female voice returns), to the unexpectedly cheerful “Pain”, variegated and rich in tasty moments, which together with the instrumental “Without Stalagmite” (really beautiful!) also involves the Rushs.

One of the features that bring Marygold’s in an adult and contemporary rock sound environment is Guido Cavalleri’s particular voice, which rarely abandons its own medium and low tones with a full-bodied and soberly dramatic timbre. When there are instrumental parts and they don’t make him sing, he also plays the flute.

All compositions have an above-average duration, but we also have two veritable suites that greatly exceed ten minutes. The first is the “Spherax H2O” that contains the most exciting musical moment of the record, a melodic and epic escape in 5/4 really addictive! They wait seven minutes before disengaging it and it lasts little, but it’s worth it.

The second long track closes the record (as already on the first album) and is more explicitly linked to a sectarian and traditionally progressive approach, as style and themes, with “threatening” phrasings and pompous tastefully retro. It is modestly titled “Lord Of Time” and also mentions the Sequence of “Close encounters of the third type”.

It is felt that the guys work a lot on the compositions, with a wide use of odd times that surely amuses and entertains those who play them. Fortunately, quite often, even those who listen to them.

What they lack in freshness and aggressiveness is compensated by conscious maturity and thoughtfulness. If you are of a reflective mood today is a good time to listen to them!

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