Review

The overall assessment of “One light year” is positive

The 25th review of One Light Year by Evandro Piantelli on mat2020. blogspot.it.

I Marygold sono una band di rock progressivo e vengono da Verona. Il nucleo storico è attivo fin dal 1994, quando col nome di Wildfire proponevano cover dei Marillion (periodo Fish), ma dal 2015 la band ha cominciato a suonare brani di nuova composizione e, con nuovi innesti, ha iniziato una strada diversa, pubblicando nello stresso anno il CD “The Guns of Marygold”. Contemporaneamente il quintetto ha dato impulso all’attività live, partecipando anche a numerosi festival in compagnia di gruppi italiani prestigiosi (Balletto di bronzo, Osanna e Banco del Mutuo Soccorso, solo per citare i più conosciuti). Dopo qualche anno di rallentamento dell’attività la band, con la formazione attuale di Guido Cavalleri – voce e flauto, Massimo Basaglia – chitarre, Marco Pasquetto – batteria e Alberto Molesini – basso (che però ha lascito la band alla fine delle sessions di registrazione ed è stato sostituito da Marco Adami, tornato dopo qualche anno di assenza), ha dato alla luce nel 2017 il nuovo lavoro intitolato “One light year”, un disco di prog, cantato in inglese
Si comincia con “Ants in the sand”, un pezzo che racconta la brulicante vita all’interno di in un formicaio, tragicamente conclusa dall’allagamento ad opera dell’uomo. Il pezzo è sorretto soprattutto dalle tastiere, mentre gli interventi della chitarra elettrica sono più limitati. A metà del pezzo alla voce di Guido Cavalleri si affianca quella dell’ospite Irene Tamassia, conferendo al brano una certa dolcezza. Bello l’assolo di chitarra che conclude il pezzo.
Si prosegue con “15 Years”, canzone sulle difficoltà adolescenziali, caratterizzata dai numerosi cambi di tempo e da un bel lavoro di chitarra nella parte centrale. Nel finale emergono atmosfere Marillion, forse bagaglio del passato di cover band.

“Spherax H20” è il brano più lungo del disco (12’28”) e ci racconta di astronavi e di scenari post-apocalittici (il testo si basa su un racconto dello scrittore Wanderlei Danielsky). Piacevole la parte centrale prevalentemente strumentale dove dialogano le tastiere e le chitarre ed interviene il flauto, in quello che, a mio parere, è il brano più centrato del disco, dove c’è anche il migliore equilibrio tra voce e strumenti.
“Travel notes in Bretagne” è un pezzo velato di una certa malinconia che ci descrive la bellezza della regione francese, mentre i successivo“Without stalagmite” è l’unico brano (dal vago sapore Camel) interamente strumentale del disco.
“Pain” è un pezzo molto gradevole, con le tastiere sempre in primo piano, che ci racconta di un uomo che porta su di sé una maledizione. Conclude il disco“Lord of time”, dal testo che ricorda le saghe nordiche (“I see him sitting on a marble throne ..”). E’ un brano che si differenzia dal resto dell’album perché più orientato sul versante metal-prog, con la chitarra in particolare evidenza, ma con un ritorno delle tastiere nella parte finale.
Il giudizio complessivo sul “One light year” è positivo, perché i pezzi sono gradevoli e dimostrano una certa personalità, anche se ci sono molti richiami al neo prog inglese degli anni ’80. Vorrei fare però un paio di osservazioni. Per prima cosa, mi sembra che lo spazio occupato dalla parte cantata a volte sia un po’ eccessivo, poiché siamo di fronte a brani piuttosto lunghi che possono risultare appesantiti. Inoltre, e lo dico senza pretesa di dare giudizi tecnici di cui non ho le competenze, la voce del cantante non mi entusiasma. Detto questo, lo ribadisco, si tratta di un lavoro interessante, che si ascolta piacevolmente, con testi molto curati e sicuramente non banali, complessivamente ben realizzato all’Opal Arts Studio di Verona, con la sapiente regia di Fabio Serra. Sono sicuro che lavorando un pò di lima i prossimi lavori dei Marygold saranno ancora più interessanti.

 


Marygold are a progressive rock band and come from Verona. The historical nucleus has been active since 1994, when Wildfire proposed Marillion covers (period Fish), but since 2015 the band has started playing songs of new composition and, with new entries, has started a different way, publishing in the same year the CD “The guns of Marygold”. At the same time, the quintet gave a boost to live activity, also participating in numerous festivals in the company of prestigious Italian groups (Bronze Ballet, Osanna and Banco del Mutuo Soccorso, just to mention the most famous ones). After a few years of slowing down the activity, the band, with Guido Cavalleri’s current line-up – voice and flute, Massimo Basaglia – guitarre, Marco Pasquetto – drums and Alberto Molesini – bass (who, however, left the band at the end of the recording sessions and was replaced by Marco Adami, who returned after a few years of absence), gave birth in 2017 to the new work entitled “One light year”, a record of a record.
It begins with “Ants in the sand”, a piece that tells the swarming life inside an anthill, tragically concluded by man’s flooding. The piece is mainly supported by keyboards, while the interventions of the electric guitar are more limited. Halfway through the piece, Guido Cavalleri’s voice is flanked by that of guest Irene Tamassia, giving the song a certain sweetness. The guitar solo that concludes the piece is beautiful.
We continue with “15 Years”, a song about teenage difficulties, characterized by numerous changes of time and a nice guitar work in the middle part. In the final emerge atmospheres Marillion, perhaps baggage of the past of cover band.

Spherax H20 “is the longest piece on the album (12’28”) and tells us about spaceships and post-apocalyptic scenarios (the text is based on a story by writer Wanderlei Danielsky). Pleasant is the central part mainly instrumental where the keyboards and guitars dialogue and the flute intervenes, in what, in my opinion, is the most centered piece of the record, where there is also the best balance between voice and instruments.
Travel notes in Bretagne “is a veiled piece of a certain melancholy that describes the beauty of the French region, while the following” Without stalagmite “is the only piece (from the vague Camel flavor) entirely instrumental of the record.
Pain “is a very pleasant piece, with keyboards always in the foreground, telling us about a man who carries on himself a curse. He concludes the record “Lord of time”, from the text that recalls the Nordic sagas (“I see him sitting on a marble throne…”). It’s a track that differs from the rest of the album because it’s more metal-prog oriented, with the guitar in particular, but with a return of the keyboards in the final part.
The overall assessment of “One light year” is positive, because the pieces are pleasant and show a certain personality, even if there are many references to the new English prog of the 80’s. However, I would like to make a couple of comments. First of all, it seems to me that the space occupied by the singing part is sometimes a bit excessive, as we are dealing with quite long pieces that can be heavy. In addition, and I say this without claiming to give technical opinions of which I do not have the competence, the singer’s voice does not excite me. Having said that, I repeat, this is an interesting work, which is pleasantly listened to, with very well-preserved and certainly not trivial texts, all well made at the Opal Arts Studio in Verona, with the skilful direction of Fabio Serra. I’m sure that working a little bit of a file, the next works by Marygold will be even more interesting.

 

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